Il karate e le donne

Uno dei bisogni maggiormente percepiti dalla popolazione femminile è sempre stato quello della sicurezza, dell’incolumità della propria persona. Viviamo in un presente in cui quotidianamente ci giungono notizie di violenze, aggressioni, stupri e sopraffazioni degli uomini nei confronti delle donne.

E’ naturale quindi che il genere femminile cerchi, per quanto è possibile, di “correre ai ripari”, dotandosi di strumenti che possano tornare utili nei casi in cui la sicurezza è in pericolo. Uno di questi strumenti è l’autodifesa, o difesa personale.

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Il mercato dello sport ha captato questa richiesta ed è così che in pochi anni, praticamente in ogni centro sportivo, sono nati corsi di difesa personale femminile, con il dichiarato scopo di dotare la donna, in poche e rapide lezioni, di un sistema di autodifesa che le consenta di sapersi difendere in caso di aggressione fisica.

Certo non è questa la sede opportuna per “smontare” l’utilità di questi corsi tenuti spesso da sedicenti esperti in arti marziali, né ci arroghiamo il diritto di farlo, ma è nostro dovere, come scuola di arti marziali, precisare alcuni punti in merito.

Non sapersi difendere da un’aggressione fisica è molto pericoloso, questo è piuttosto scontato, ma ancora più pericoloso è credere di sapersi difendere e non esserne in grado. Ciò comporta un’esposizione ai rischi molto alta, salvo poi scoprire nel momento meno opportuno di non avere quegli strumenti che possono, in alcuni casi, fare la differenza fra la vita e la morte.

 

Nella pratica di karate tradizionale della nostra scuola non ci sono corsi dedicati alla difesa personale, per il semplice motivo che la stessa pratica di karate dà i mezzi necessari per acquisire l’autodifesa. Concetto questo che necessita di un approfondimento.

Le variabili contenute in un’azione di aggressione sono molteplici, gli aggressori altrettanto, le situazioni difficilmente simulabili in palestra. Inoltre lo stato emotivo vissuto in prove con i compagni di allenamento è di gran lunga differente da quello che si prova affrontando un avversario reale in una reale situazione di pericolo.

La pratica di karate, sebbene a prima vista possa apparire lontana da una reale applicazione pratica, fornisce quantomeno gli strumenti necessari per potersi permettere di parare o di attaccare un avversario, l’allenamento costante è finalizzato ad affinare e a migliorare la tecnica in senso di precisione ma soprattutto di efficacia, soprattutto in un corpo femminile che solitamente non è in grado di esprimere un elevato grado di forza fisica, non almeno quella paragonabile ad un uomo che vuole compiere un aggressione.

Del resto pugni, calci e parate di un’arte marziale sono nati per questo scopo, ma è anche vero che c’è (e lo abbiamo già visto) un motivo per cui la pratica non si può condensare in poche sedute di allenamento ma necessita di un intenso addestramento.

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Detto ciò, è però giunto il momento di focalizzarci su un aspetto di gran lunga più importante rispetto a quello che riguarda la forma e la forza della tecnica: la preparazione psicologica.

Praticare karate in maniera corretta serve innanzitutto a migliorare sé stessi sia sul piano fisico ma soprattutto su quello mentale; conoscere sé stessi, le proprie paure, scoprire i propri punti di debolezza, consente di avere una grande conoscenza del proprio “io”.

In una situazione di aggressione reale il momento più pericoloso è quello in cui il panico blocca i movimenti, inibisce le reazioni e pone il soggetto aggredito nella condizione di non essere più in grado di dominare la situazione.

La capacità di “controllare sé stessi”, al contrario, può essere in molti casi l’unica soluzione per trovare la risposta giusta nel momento giusto, anche nel caso in cui questa può semplicemente voler dire saper evitare lo scontro e mettersi in salvo senza affrontare la situazione di pericolo.

Attraverso la pratica di karate, soprattutto negli esercizi di combattimento, questa “esperienza” si presenta numerose volte, la donna è chiamata ad affrontare le sue paure e a dominarle, ribaltando così una situazione sfavorevole in favorevole.

Autocontrollo non significa soltanto riuscire a dominare impulsi violenti o aggressivi, ma anche controllare le proprie emozioni per riuscire a esprimere un’adeguata risposta nel momento del bisogno.

E’ questo aspetto, più di ogni altro, a fare del karate un’ottima pratica di autodifesa; il raggiungimento di questo fine non si trova certo dietro l’angolo e non sono sufficienti dieci o venti lezioni per riuscire a dominare sé stessi e gli altri. Pensare di fare di una donna una vera e propria “macchina da guerra” in poche sedute non fa altro che fornire un arnese che si rivelerà inadatto al momento del bisogno.