La nostra scuola

Chi siamo

Prima di ogni altra cosa siamo una scuola, un luogo cioè dove si insegna e si impara, dove ci si impegna e si conseguono risultati, dove si viene premiati in caso di progresso e corretti in caso di errore; ma anche qui è il caso di andare più nel profondo della semplice apparenza.

Per meglio comprendere questo concetto è utile partire da un esempio o meglio, da un raffronto: palestra e scuola. Quella che comunemente viene definita palestra è un luogo in cui l’individuo si reca, da solo o in compagnia, e allena il proprio corpo con esercizi fisici che apportano un miglioramento atletico; l’allenamento è prettamente individuale, ma anche il grado di impegno è strettamente individuale. L’unico senso di responsabilità su cui si riflette l’intensità dell’allenamento si rispecchia solo ed unicamente sulla persona che compie gli esercizi. Alla fine dell’allenamento tutto rimane rinchiuso nelle quattro mura della palestra, ognuno dei frequentatori torna alla propria vita quotidiana senza avere un legame nato dalla pratica e dagli esercizi effettuati, senza aver preso nulla dagli altri e senza aver lasciato nulla.

La scuola è un’altra cosa. In una scuola, come detto prima, si insegna e si impara, ma non sempre i ruoli di insegnante ed allievo sono così fissi e marcati. Certo, è ovvio che nell’apprendimento di una disciplina ci deve essere chi ha più conoscenza e la trasmette a chi ne ha meno o non ne ha affatto, ma la definizione di scuola come luogo dove si insegna e si impara non deve avere per forza una lettura unidirezionale.

Chi conosce Karate insegna Karate, ma a sua volta non smette di studiarlo ed apprenderlo da chi, a sua volta, ne sa più di lui. Inoltre, la capacità che deve essere sviluppata da ciascun praticante deve essere quella di mettersi sempre in gioco, e di saper imparare in qualsiasi situazione, anche dagli errori degli altri, ma soprattutto dai pregi degli altri, pregi che magari vengono offuscati da un basso livello di cintura, ma che in realtà possono essere fonte di arricchimento per ognuno.

Per questo la scuola, come la intendiamo noi, è differente da una palestra. In una scuola si portano le proprie esperienze e conoscenze senza superbia o vanità e le si mette a disposizione degli altri, contemporaneamente ci si giova della ricchezza, tecnica e non, che altre persone forniscono, in uno scambio vicendevole dove, in un certo senso, ognuno è insegnante ed ognuno è allievo.

In questo modo non c’è spazio per individualità e personalismi, ognuno si deve sentire importante all’interno della nostra scuola, un elemento la cui responsabilità va ben oltre la presenza in allenamento. I valori che si imparano all’interno della scuola, si riflettono indistintamente nella vita quotidiana dei praticanti.

Il compito dei più esperti non è quello di vivere su un’apparente superiorità data dall’anzianità di grado o dai titoli conquistati, ma bensì dalla dimostrazione costante di un esempio prima di tutto comportamentale oltreché tecnico, in cui i più giovani atleti possono ispirarsi ed essere aiutati nel loro progresso. I praticanti più giovani, dal canto loro devono riconoscere l’importanza che ha condividere una disciplina con persone che prima di loro hanno percorso la medesima strada, ed essere rispettosi del ruolo che ricoprono gli altri, come guide, e che ricoprono loro stessi, essendo il futuro della prosecuzione della scuola.

Ognuno ha una grande responsabilità precisa nei confronti dell’altro, ciascuno ha un tacito compito ed un ruolo che deve svolgere con amore e costanza, guardando avanti ma soprattutto indietro, in alto come in basso.

Cosa facciamo

Nella nostra scuola pratichiamo Karate, un’arte marziale con radici antichissime collocate nell’isola giapponese di Okinawa.

Le forme di lotta presenti in quest’isola meridionale dell’arcipelago giapponese si sono nel tempo affinate e codificate, dando vita ad una disciplina di combattimento senza armi, in cui lo sviluppo delle qualità del corpo sotto l’aspetto della forza fisica e della rapidità dei movimenti erano i fondamenti per costituire un’arte di difesa personale efficacissima, addirittura in grado di essere utilizzata contro l’aggressione di più avversari o di avversari dotati di armi bianche.

Lo sviluppo del Karate, nel corso dei secoli divenne tale da renderlo degno di considerazione e venne in un certo senso “istituzionalizzato” e introdotto nel programma di educazione fisica delle scuole di Okinawa.

Questo passaggio, non privo di sostanziali modifiche tecniche, fu di vitale importanza per la sua trasmissione su “vasta scala”. Il vero e proprio sviluppo avvenne però quando il Karate varcò le sponde di Okinawa e arrivò in Giappone, terra già fertile di arti di combattimento e discipline marziali.

Qui, contrariamente a quanto ci si possa aspettare, l’arte di combattimento di Okinawa non si mescolò con altre forme “continentali”, ma bensì assunse dal Giappone quegli aspetti filosofici propri del Bushido (la via del guerriero, o samurai) radicati nella cultura nipponica.

Karate dunque non più solo arte di combattimento micidiale, ma anche corrente filosofica e stile di vita che pone al centro l’individuo e il miglioramento del carattere, saldato in maniera inscindibile a quei valori che lo portarono in breve tempo a essere considerato, prima dai giapponesi e poi dal mondo intero, non più come “insieme di calci e pugni, urla e salti”, ma come percorso di vita in cui ricercare la sincerità, il rispetto, l’autocontrollo, la consapevolezza di sé e del proprio spirito, la forza interna per formarsi individui migliori.

Come lo facciamo

Nella nostra scuola pratichiamo Karate Tradizionale, ovvero un tipo di Karate che si distingue da una miriade di discipline di combattimento, molte delle quali utilizzano lo stesso tipo di denominazione ma che nulla o pochissimo hanno a che fare con l’arte marziale che pratichiamo noi.

Anche questa considerazione, probabilmente, ha bisogno di una dovuta analisi.

La tecnica di Karate Tradizionale ha come fine quello di generare ciò che in giapponese viene definito “Todome” ovvero “Tecnica definitiva”. Un unico colpo, di pugno, di piede o di percossa, deve essere sufficiente per poter mettere fuori combattimento l’avversario, solo così si trasporta anzi, si perpetua l’antico fine della tecnica di Okinawa che era, sostanzialmente, a scopo di autodifesa. La trasmissione delle conoscenze tecniche viene effettuata seguendo la tradizione nipponica, un allenamento costituito da ripetizioni e ricerche incentrate sullo studio della “tecnica perfetta”, non tanto in termini estetici, quanto più in termini di efficacia. Automaticamente è imprescindibile trasferire le conoscenze che ci sono state trasmesse in secoli di studi nelle nostre sedute di allenamento come l’uso del corpo, della respirazione, della concentrazione della forza, solo per citarne alcune.

E’ giusto però affermare che questa trasmissione tecnica è solo una parte di quello che noi intendiamo per Tradizionale.

Tradizionale vuol dire anche perpetuare un metodo di insegnamento che va ben oltre la logica pratico-sportiva. Una trasmissione “da cuore a cuore” che va da insegnante ad allievo, nella rievocazione costante di formalismi densi di significato che richiamano fortemente la matrice marziale dalla quale l’arte del Karate è nata.

Non ci definiamo di certo puristi o depositari di una verità assoluta, sappiamo bene che il Karate che pratichiamo noi oggi ha subito numerosi cambiamenti e interpretazioni rispetto a quello diffusosi in Giappone e ancora di più da quello studiato ad Okinawa. Proprio per questo è necessario andare nel profondo della parola Tradizionale, per non rischiare di essere travisati o tacciati di superbia.

Una trasmissione tecnica ma soprattutto spirituale (inteso come coscienza di sé stessi, non certo in senso religioso) dell’arte del Karate è ciò che ci fa sentire orgogliosi di definirci Tradizionalisti.

Contemporaneamente consideriamo la parte sportiva della nostra pratica come un ottimo elemento formativo, soprattutto per gli atleti più giovani, ove però non va a decadere il requisito tecnico e la ricerca di cui parlavamo prima. Le competizioni di Karate Tradizionale, alle quali non ci sottraiamo, hanno proprio lo scopo di creare occasioni di confronto fra gli atleti senza snaturare le finalità tecniche proprie della disciplina. Anche nelle gare di combattimento, per esempio, per aggiudicarsi la vittoria la tecnica deve essere portata con l’intenzione e con requisiti tali (ovviamente controllando le tecniche per preservare l’incolumità dell’avversario) da poter essere considerata “tecnica definitiva”. Componente questa che, per esempio, in altri tipi di Karate definiti “moderni” o “sportivi” è andata via a via decadendo, perdendo contemporaneamente anche molto dell’aspetto marziale ereditato dallo sviluppo dell’arte che pratichiamo.

Una componente quindi di autodifesa che fa parte del tutto, una componente agonistica che fa parte del tutto, una disciplina altamente formativa adatta ad atleti di ogni età, uno stile di vita che va a permeare la quotidianità di chi arriva a praticare con il cuore e lo spirito. Questo, a nostro modesto parere è Karate Tradizionale.

 

La Scuola di Karate DENSHOKAI Karate-do pratica lo stile di Karate Shotokan, è affiliata alla F.I.K.T.A. (Federazione Italiana Karate Tradizionale e discipline Affini), e ha come punto di riferimento la scuola Shotokan Yudanshakai, diretta dal Maestro Carlo Fugazza, allievo del Maestro Hiroshi Shirai.